» Negroamaro

“Nobile vitigno salentino” dicono i testi che parlano del Negroamaro vitigno di cui si hanno notizie tecniche e scientifiche a partire dagli anni ’70 dell’Ottocento.

I documenti d’epoca parlano di “un vitigno nero di grappoli mezzani, con acini poco rari e di forma di prugna o d’oliva”. Esso dava un ottimo vino nero con “eccesso di materia colorante alcoolico, saporoso e dotato di un aroma speciale”.

Apprendiamo così che “il vitigno in parola è la stessa cosa che a Barletta chiamano Purcinara, e sul monte Barbaro (sede un dì del famoso vino Falerno decantato da Orazio) al di là di Pozzuoli, provincia di Napoli, appellasi uva Olivella.
Mentre in provincia di Napoli e di Bari il vitigno in parola va confuso con altri vitigni nei vigneti nel leccese esso costituisce il massimo delle vigne e presenta, per così dire, un vitigno tipo nella fabbricazione del vino”.

Il Negroamaro ha grappoli di media grandezza, con acini oblunghi, “tannici ed abbondanti di parti zuccherine e coloranti, e costituisce da sé solo un vino robusto, asciutto, per taglio e coupage”.

Vitigno a bacca nera, la sua maturazione inizia il 20 settembre. Può dare risultati più o meno importanti secondo il sistema di allevamento. Si conoscono poco più di 70 ceppi rappresentativi dei diversi biotipi di Negroamaro ubicati in diverse località della provincia di Lecce. Recenti ricerche (Prof. Di Stefano, Istituto Sperimentale di Enologia di Asti) riferiscono a questo vitigno grandi qualità di antiossidante e lo segnalano come ricco di sostanze antiallergiche e antimutagene, oltre che per le proprietà di cardiotonico, dovuta alla presenza di resveratrolo.

Quanto al nome Negroamaro, esso sembrerebbe derivare dal quel particolare colore nero, anzi nerissimo, dal latino niger e dal greco mavros, secondo l’abitudine al bilinguismo propria delle genti salentine, dove ancora oggi persistono isole linguistiche use ad una antica lingua grika: nero due volte, dunque nerissimo.